Archivi tag: Enea

Che cosa ci insegna la letteratura (specialmente oggi) – prima parte

Leopardi all’epoca del Covid-19

 

Parto da Leopardi, come al solito,  e per la precisione dalla Ginestra (1836, pubblicata postuma nel 1845),

Nobil natura è quella
Che a sollevar s’ardisce
Gli occhi mortali incontra
Al comun fato, e che con franca lingua,
Nulla al ver detraendo,
Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
E il basso stato e frale;
Quella che grande e forte
Mostra se nel soffrir, nè gli odii e l’ire
Fraterne, ancor più gravi
D’ogni altro danno, accresce
Alle miserie sue, l’uomo incolpando
Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
Che veramente è rea, che de’ mortali
Madre è di parto e di voler matrigna.
Costei chiama inimica; e incontro a questa
Congiunta esser pensando,
Siccome è il vero, ed ordinata in pria
L’umana compagnia,
Tutti fra se confederati estima
Gli uomini, e tutti abbraccia
Con vero amor, porgendo
Valida e pronta ed aspettando aita
Negli alterni perigli e nelle angosce
Della guerra comune. Ed alle offese
Dell’uomo armar la destra, e laccio porre
Al vicino ed inciampo,
Stolto crede così, qual fora in campo
Cinto d’oste contraria, in sul più vivo
Incalzar degli assalti,
Gl’inimici obbliando, acerbe gare
Imprender con gli amici,
E sparger fuga e fulminar col brando
Infra i propri guerrieri.

Così fatti pensieri
Quando fien, come fur, palesi al volgo,
E quell’orror che primo
Contra l’empia natura
Strinse i mortali in social catena,
Fia ricondotto in parte
Da verace saper, l’onesto e il retto
Conversar cittadino,
E giustizia e pietade, altra radice
Avranno allor che non superbe fole,
Ove fondata probità del volgo
Così star suole in piede
Quale star può quel ch’ha in error la sede.

(Giacomo Leopardi, La Ginestra, vv.111-157)

Eviterò di fare la parafrasi, anche se so bene che il linguaggio poetico del Leopardi, così arduo, classicheggiante, in una parola “arcaico”, almeno alle orecchie di un lettore qualsiasi del XXI secolo, rischia di allontanare e offuscare la comprensione di questi versi per chi non ha la voglia, o la pazienza, di distillare il loro senso, parola per parola, sillaba dopo sillaba. Eppure, in un’epoca in cui la velocità di fruizione di qualsiasi contenuto informativo è diventata una specie di imperativo sociale (non abbiamo tempo per nulla, figurarsi se ne abbiamo per leggere poesia, e per di più poesia “difficile”), forse ci sarebbe proprio bisogno di allenare la capacità di soffermarsi su un testo, di sfidarlo, di decifrarlo con pazienza e cura. Oggi, soprattutto oggi. Del resto le parole di Leopardi, scritte quasi due secoli fa, ci raccontano molto dei nostri giorni.

Continua a leggere

Pubblicità

Lascia un commento

Archiviato in Didattica, emergenza coronavirus, Lingua e Letteratura Italiana, Società