Archivi del mese: febbraio 2007

Interrogazione

A che cosa servono le interrogazioni? Naturalmente a verificare se gli allievi hanno studiato, se hanno capito quello che hanno studiato, se hanno conseguito un buon metodo di studio, se sono in grado di utilizzare un linguaggio adeguato alla circostanza comunicativa …

Conoscenze (sapere). Qualunque sia l’argomento, occorre conoscerlo per poterne parlare. Sembra una banalità, ma evidentemente non è così. Se l’interrogazione verte sulla Divina Commedia, mi pare evidente che il testo di Dante debba essere correttamente compreso. A questo serve la "parafrasi". Non si può far dire a Dante quello che non ha detto. Le parole hanno un significato: non è corretto barare e inventare. A volte le domande sono puramente nozionistiche, riguardano definizioni, date, fatti. Ma se non si conoscono questi elementi basilari, è impossibile andare oltre, senza cadere nella banalità e nella chiacchiera fine a se stessa.

Competenze (saper fare). Per quanto mi riguarda, la prima competenza da valutare è quella linguistica. Un’ interrogazione sulla letteratura italiana non può essere condotta come se si trattasse di una discussione al bar dello sport. Esprimersi correttamente, in un registro linguistico adeguato alla situazione, è fondamentale.

Altrettanto importante è il metodo di studio. Studiare meccanicamente, senza sforzarsi di capire quello che poi si dovrà ripetere al professore, mi pare esercizio altamente inutile. Individuare parole chiave, concetti fondanti, somiglianze, collegamenti e cercare di comprendere lo sviluppo dell’argomentazione (partendo da una certa premessa come si arriva a determinate conclusioni?):  sono queste le attività che vi possono davvero aiutare  (e che, fra l’altro, favoriscono la memorizzazione).

Lo studio comincia a scuola. Più di una volta vi ho esortato a prendere appunti. E’ vero che molte delle cose che dico sono presenti anche nel libro di testo: ma, naturalmente, le presento spesso in una forma diversa, frutto da un lato della mia personale riflessione, dall’altro dell’esigenza di mediare contenuti altrimenti troppo difficoltosi per voi. Senza contare che a volte aggiungo, preciso, arricchisco. Se riuscite a mantenere una soglia di attenzione adeguata, a distinguere nelle mie parole gli elementi essenziali da quelli accessori, ad individuare nella spiegazione lo schema logico che comunque cerco di seguire e ad appuntarlo sul vostro quaderno, probabilmente a casa sarete facilitati. Naturalmente l’insegnante è sempre a disposizione per i chiarimenti del caso, se qualcosa vi è sfuggito o vi pare poco chiaro. Mi sembra inoltre di non essere una che fa lezione come se dicesse il rosario e, naturalmente, ogni tanto mi fermo e vi lascio le briglie sul collo perché so che altrimenti scoppiereste. Ma è bene che vi sforziate di migliorare la vostra concentrazione. Molti di voi fanno sport: sapete benissimo che la performance sarà migliore quanto più intenso e gradualmente  più impegnativo sarà l’allenamento. Per il cervello è la medesima cosa.

Provate così. Cercate di prendere appunti in modo sistematico, non sui margini del libro o su fogli volanti destinati inevitabilmente a perdersi, ma, possibilmente su un quaderno apposito. Segnate le date delle lezioni. Se per caso avete mancato una lezione, sarà più facile recuperarla dagli appunti dei vostri compagni. Dire: "Non lo so perché non c’ero il giorno che l’ha spiegato" è una giustificazione del cavolo. Voi siete tenuti a rimanere in pari. E comunque resta valido il principio che l’insegnante è comunque disponibile a rispiegare quando ce ne sia bisogno. Basta chiedere.

Capacità  (saper essere). L’ alunno ideale ha maturato un’adeguata motivazione personale nei confronti dello studio, è in grado di rapportare quello che impara a scuola ai suoi interessi e alla realtà nella quale è calato, è capace di eseguire collegamenti in maniera autonoma, sa esprimere in maniera motivata giudizi e valutazioni originali e personali. E, naturalmente, l’alunno ideale non è un vaso vuoto da riempire: interagisce, chiede, obietta, discute. Non se ne sta per due ore a bocca aperta come un pesce agonizzante sul bagnasciuga. E’ evidente che la pappardella imparata a memoria è molto al di qua di questa meta.

Che dovrei fare, secondo voi? Rassegnarmi ad obiettivi meno ambiziosi? Ma io credo nelle vostre capacità!  E forse dovreste cominciare anche voi ad avere un po’ più di fede ( e ad essere un po’ meno pigri: soprattutto mentalmente).

A parte questo, è ovvio che ognuno deve assumersi le sue responsabilità. L’insegnante deve fare del suo meglio per garantire si suoi allievi le condizioni ottimali per l’apprendimento. Ma gli allievi, se vogliono conseguire dei risultati di qualità, devono impegnarsi. Se viceversa qualcuno preferisce seguire la filosofia del massimo risultato con il minimo sforzo, sono fatti suoi. Basta non lamentarsi se poi i risultati non sono pari alle aspettative, o alle pretese..

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Santi da Guinness

La storia di San Simeone lo Stilita che vi ho raccontato a scuola e che trovate per intero qui (con ricchezza di dettagli raccapriccianti, tipo i vermi che succhiavano il sangue delle piaghe del santo) mi ricordava qualcosa. Finalmente mi è venuto in mente David Blaine, l’illusionista che nel 2003, a Londra, rimase chiuso in una gabbia di vetro per 44 giorni. Leggete il gustoso resoconto di questa impresa sul Corriere della Sera. Come cambiano i tempi! 

"Per fuggire da onori inopportuni, [Simeone] pensò di costruire una colonna, sulla cima della quale si stabili su di una piattaforma. Inizialmente fece una colonna di sei gomiti di altezza, poi una seconda di dodici, una terza di ventidue e infine dimorò sulla cima di una colonna di trentasei gomiti, più vicino al cielo che alla terra. Queste residenze ogni volta più alte erano il segno visibile delle ascensioni dell’anima nella luce di Dio.
         Così, posto alla vista di tutti come una lampada sfavillante su di un alto candelabro, Simeone chiamò a sè ancora più gente e illuminò con la luce della fede una folla di barbari giunti a contemplare questo insolito spettacolo.

Per inciso, ho scoperto che  Simeone Stilita è stato scelto come patrono dei campeggiatori e dei naturisti.

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Santi da Guinness

La storia di San Simeone lo Stilita che vi ho raccontato a scuola e che trovate per intero qui (con ricchezza di dettagli raccapriccianti, tipo i vermi che succhiavano il sangue delle piaghe del santo) mi ricordava qualcosa. Finalmente mi è venuto in mente David Blaine, l’illusionista che nel 2003, a Londra, rimase chiuso in una gabbia di vetro per 44 giorni. Leggete il gustoso resoconto di questa impresa sul Corriere della Sera. Come cambiano i tempi! 

"Per fuggire da onori inopportuni, [Simeone] pensò di costruire una colonna, sulla cima della quale si stabili su di una piattaforma. Inizialmente fece una colonna di sei gomiti di altezza, poi una seconda di dodici, una terza di ventidue e infine dimorò sulla cima di una colonna di trentasei gomiti, più vicino al cielo che alla terra. Queste residenze ogni volta più alte erano il segno visibile delle ascensioni dell’anima nella luce di Dio.
         Così, posto alla vista di tutti come una lampada sfavillante su di un alto candelabro, Simeone chiamò a sè ancora più gente e illuminò con la luce della fede una folla di barbari giunti a contemplare questo insolito spettacolo.

Per inciso, ho scoperto che  Simeone Stilita è stato scelto come patrono dei campeggiatori e dei naturisti.

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