Archivi del mese: settembre 2006

Allegorismo medievale

Nella sostanza, la definizione di allegoria che è stata data nel corso del lezioni in classe, coincide con questa:

Figura retorica e procedimento stilistico che consente nel significare un contenuto altro (ideale, morale, o religioso) attraverso un’immagine da esso indipendente e autonoma, che però rinvia ad esso come a un sovrasenso presente sotto il velo del significato letterale. È centrale nella concezione medievale delle arti e nella tradizione interpretativa delle opere classiche. (fonte: http://www.italica.rai.it/rinascimento/parole_chiave/schede/allegoria.htm )

In ogni caso il concetto di allegoria è piuttosto complicato: seguendo questo link  vi renderete conto che la questione è controversa e non semplice.

Per quanto riguarda il concetto di sacro furto in Sant’Agostino, troverete qualcosa da aggiungere ai vostri appunti e alle spiegazioni del libro di testo a questa pagina . Richiamo la vostra attenzione soprattutto su questa frase, che dovremo approfondire: Grande rilevanza assume il richiamo al racconto dell’Esodo. Per i medievali il racconto biblico era letteralmente vero, ma conteneva in sé ulteriori significati e prefigurava la storia futura, disegnando in forma allegorica vicende che si sarebbero verificate dopo la venuta di Cristo o dopo il Giudizio Universale.

Su Fulgenzio e il suo modello di esegesi ( ricordate cosa significa questa parola?) allegorica di Virgilio troverete qualche informazione qui.

Concludo riportando questa citazione (da Icon, il portale della cultura italiana online):

Dire che il Medioevo è "cristiano", dal punto di vista filosofico, significa tenere presente che a fondamento di ogni possibile speculazione teorica vi è il dato, "empirico", della salvezza dell’anima. Tale fine può essere raggiunto attraverso la meditazione della parola divina e la conseguente traduzione in comportamenti coerenti dell’insegnamento derivante da essa, si tratti dell’Antico o, ancor più, del Nuovo Testamento. La figura di Cristo, vero uomo e vero Dio, rappresenta per il cristiano il modello assoluto di vita al quale deve tendere.

D’altro canto, una piena e adeguata comprensione del testo sacro necessitava, di per sé, di una padronanza degli strumenti culturali che soltanto la cultura classica poteva offrire. Da qui l’impegno dei primi cristiani colti per adattare alle esigenze della dottrina neotestamentaria teorie e risultati, nati e concepiti in tutt’altro universo culturale ma che erano gli unici che potevano garantirne la diffusione.

Se la Bibbia costituiva il testo normativo per eccellenza, la filosofia ellenistica, depositaria della tradizione filosofica classica, forniva la necessaria strumentazione concettuale per penetrarne i significati più riposti, tanto più che a essa, alla sua lingua e alle sue argomentazioni avevano fatto ricorso i traduttori della Bibbia in greco. La cosiddetta "versione dei Settanta" è appunto la traduzione greca del testo sacro ebraico ed è alle origini della diffusione del messaggio cristiano in tutto l’ambito dell’Impero romano.

La cultura filosofica medievale si pone ad un livello altissimo di sintesi tra queste due realtà.

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Allegorismo medievale

Nella sostanza, la definizione di allegoria che è stata data nel corso del lezioni in classe, coincide con questa:

Figura retorica e procedimento stilistico che consente nel significare un contenuto altro (ideale, morale, o religioso) attraverso un’immagine da esso indipendente e autonoma, che però rinvia ad esso come a un sovrasenso presente sotto il velo del significato letterale. È centrale nella concezione medievale delle arti e nella tradizione interpretativa delle opere classiche. (fonte: http://www.italica.rai.it/rinascimento/parole_chiave/schede/allegoria.htm )

In ogni caso il concetto di allegoria è piuttosto complicato: seguendo questo link  vi renderete conto che la questione è controversa e non semplice.

Per quanto riguarda il concetto di sacro furto in Sant’Agostino, troverete qualcosa da aggiungere ai vostri appunti e alle spiegazioni del libro di testo a questa pagina . Richiamo la vostra attenzione soprattutto su questa frase, che dovremo approfondire: Grande rilevanza assume il richiamo al racconto dell’Esodo. Per i medievali il racconto biblico era letteralmente vero, ma conteneva in sé ulteriori significati e prefigurava la storia futura, disegnando in forma allegorica vicende che si sarebbero verificate dopo la venuta di Cristo o dopo il Giudizio Universale.

Su Fulgenzio e il suo modello di esegesi ( ricordate cosa significa questa parola?) allegorica di Virgilio troverete qualche informazione qui.

Concludo riportando questa citazione (da Icon, il portale della cultura italiana online):

Dire che il Medioevo è "cristiano", dal punto di vista filosofico, significa tenere presente che a fondamento di ogni possibile speculazione teorica vi è il dato, "empirico", della salvezza dell’anima. Tale fine può essere raggiunto attraverso la meditazione della parola divina e la conseguente traduzione in comportamenti coerenti dell’insegnamento derivante da essa, si tratti dell’Antico o, ancor più, del Nuovo Testamento. La figura di Cristo, vero uomo e vero Dio, rappresenta per il cristiano il modello assoluto di vita al quale deve tendere.

D’altro canto, una piena e adeguata comprensione del testo sacro necessitava, di per sé, di una padronanza degli strumenti culturali che soltanto la cultura classica poteva offrire. Da qui l’impegno dei primi cristiani colti per adattare alle esigenze della dottrina neotestamentaria teorie e risultati, nati e concepiti in tutt’altro universo culturale ma che erano gli unici che potevano garantirne la diffusione.

Se la Bibbia costituiva il testo normativo per eccellenza, la filosofia ellenistica, depositaria della tradizione filosofica classica, forniva la necessaria strumentazione concettuale per penetrarne i significati più riposti, tanto più che a essa, alla sua lingua e alle sue argomentazioni avevano fatto ricorso i traduttori della Bibbia in greco. La cosiddetta "versione dei Settanta" è appunto la traduzione greca del testo sacro ebraico ed è alle origini della diffusione del messaggio cristiano in tutto l’ambito dell’Impero romano.

La cultura filosofica medievale si pone ad un livello altissimo di sintesi tra queste due realtà.

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Vita e Amore per Catullo

Stamattina, a proposito del modo in cui gli antichi consideravano la vita e il tempo, abbiamo letto il celeberrimo Carpe diem (Carm.1, 11) di Orazio (possiamo leggere altri carmi simposiaci di Orazio qui). Vi ho proposto un confronto con un famoso carmen (V) di Catullo, carme che ho citato a memoria.

Eccolo qui

Viviamo, mia Lesbia, e amiamo

e i rimproveri dei vecchi troppo austeri

tutti insieme non stimiamoli un soldo.

Il sole può tramontare e tornare;

ma noi quando cade la breve luce della vita,

dobbiamo dormire una sola interminabile notte.

Dammi mille baci, poi altri cento,

poi altri mille, poi ancora altri cento,

poi di seguito mille, poi di nuovo altri cento.

Quando poi ne avremo dati migliaia,

confonderemo le somme, per non sapere,

e perché nessun malvagio ci invidi,

sapendo che esiste un dono così grande di baci.

                                               (trad. Luca Canali)

In che modo il tono che adotta Catullo in questi versi si differenzia da quello di Orazio? Quali temi riconoscete, simili a quelli che abbiamo già trattato nei testi letti in classe? Aspetto i vostri commenti.

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