Archivi del mese: gennaio 2004

La parola agli stude…

La parola agli studenti


In attesa di ulteriori reazioni da parte dei miei studenti (non oggi, vero, ragazzi? so che domani avete compito di storia…), do massima evidenza in questo post a due interessanti interventi che ho trovato nei commenti: sono parole che fanno pensare, e molto. Le propongo come spunto di riflessione ad altri studenti o ex-studenti che per caso si trovino a passare di qui, ma soprattutto ai colleghi, almeno a quelli che hanno le mie medesime perplessita’.


Scrive Ila:


Ho letto con molto interesse questi tuoi interventi e confermo che la situazione è diffusa, potremmo applicare il discorso alla mia classe. Non tutti i prof cercano la discussione come fai tu, ma neanche con chi lo fa partecipiamo; non penso sia sempre “colpa” degli insegnanti.
E’ difficile tuttavia appassionarsi a qualcosa quando si rincorre il tempo accumulando debiti e votacci da recuperare, e si studia d’un fiato imparando il più possibile – e capendo molto meno – per avvinghiare la sufficienza. Anzi, si finisce per odiare ciò che si studia, ti sfiderei a cogliere il bello di qualcosa che provoca solo insuccessi e inseguimenti all’ultimo recupero.
Un esempio? Mi era piaciuta la proposta del mio prof di farci recitare un po’ di Plauto. Si è rivolto soprattutto a quelli che facevano teatro (non io), ma nessuno ha raccolto l’idea, perchè si dà il caso che avessero sei, tra verifiche e interrogazioni, in una settimana. Alla fine ha quasi obbligato due a farlo lo stesso, ed è stato divertente; ma dobbiamo anche vivere, oltre che studiare.
Ho iniziato il triennio e mentre materie e compiti aumentano, le ore del giorno sono sempre le stesse; sembra che ogni insegnante veda solo la propria materia.

Forse dirò una cosa per cui sarò investita dalla tua ira funesta, però la vita viene prima della scuola e dalla scuola porto nella mia vita ciò che mi va di prendere. Se sento che la scuola mi sta rubando violentemente il mio tempo, non gliene lascio prendere altro ancora, cosa che sarebbe necessaria per darmi la possibilità di appassionarmi e riflettere con calma, e quindi partecipare poi in classe.
Quando invece la scuola mi accompagna senza intrufolarsi più del dovuto nei miei ritmi, posso farla entrare con tranquillità nella mia vita come un’occupazione piacevole, da cui trarre l’aspetto interessante, che posso sviluppare dentro di me non più come “cosa scolastica”, ma come arricchimento personale.

(e ora mi nascondo in attesa della reazione 😉 )


Scrive una mia alunna:


Cara professoressa, ho letto con interesse i suoi interventi, in particolare vorrei commentare quello riguardante le tesine… sicuramente si riferiva a me quella citazione( ” mah, non so, a me piace tutto… ). Le potrà sembrare che le mie parole rivelino un’assenza di interesse e impegno nei confronti della tesina… in realtà il fatto è che non è facile come sembra scegliere un argomento da portare all’esame, soprattutto a questo punto dell’anno scolastico, in cui ancora non abbiamo ben chiari i programmi che svolgeremo in tutte le materie… Comunque concordo con lei quando dice che non dovremmo scegliere un argomento alla cieca, ma piuttosto qualcosa che ci abbia colpito particolarmente… per quanto mi riguarda il problema è anche questo, cioè che non ho ancora trovato molto tempo per approfondire un tema in particolare, visto le numerose verifiche che ci assillano in questi giorni… Comunque mi rendo conto della necessità di cominciare a pensarci seriamente, ed è quello che mi propongo di fare… Per quanto riguarda le analisi del testo, ritengo che esse siano utili in previsione dell’esame di stato. Infatti personalmente, prima di provare ad affrontarne una, ritenevo che fosse una passeggiata… in realtà non è affatto così, ci vuole una buona dose di attenzione verso quello che si legge e un discreto spirito critico… in fondo quello che conta alla fine dell’anno non è il risultato di una singola verifica, quanto la riuscita dell’esame e l’impegno degli ultimi tre anni….Sarebbe interessante a mio avviso parlare un po’ anche di attualità a scuola, visto che la maggior parte di noi non è molto informata a riguardo. Un saluto, a domani!


A me sembra che questi due interventi segnalino intelligentemente delle difficolta’ reali. Provo a sintetizzarle:



  • la mancanza di sintonia fra docenti. Ognuno procede per la sua strada, ara il suo campicello, senza operare mai un confronto costruttivo con gli altri membri del consiglio di classe riguardo a metodi, strumenti, finalita’ del lavoro scolastico. Certo, in questo siamo limitati dalle rigidita’ dell’orario e della struttura in cui operiamo, ma a parte i problemi logistici, quello che manca e’ proprio la volonta’ di confronto, il desiderio di lavorare insieme in modo realmente collaborativo. E’ vero che un impegno di questo genere presuppone il desiderio di mettere in discussione se stessi e le proprie consolidate abitudini, nonche’ un dispiego di tempo non indifferente: vista la scarsa considerazione economica e sociale di cui godono gli insegnanti nel nostro Paese, e’ chiaro che la maggior parte di noi non e’ disposta ad assumersi un onere cosi’ gravoso in cambio soltanto della gloria. Tuttavia potremmo almeno sforzarci di andare oltre le lamentazioni per le assenze strategiche degli studenti in occasione di compiti e interrogazioni: potremmo, per esempio, ripartire i carichi di lavoro per i ragazzi in modo piu’ razionale, secondo tempi piu’ distesi, senza accavallare le verifiche a ridosso delle scadenze quadrimestrali. So che i miei blog vengono letti, fra l’altro, anche da qualche dirigente scolastico. Mi piacerebbe conoscere la loro opinione in proposito.

  • la distanza della scuola dalla vita secondo una duplice prospettiva: l’incapacita’ di relazionarsi con gli interessi dei ragazzi, in modo, fra l’altro, da accendere in loro nuove motivazioni; l’assenza di riferimenti tangibili al tempo presente, ovvero la difficolta’ a far comprendere che, paradossalmente, quando si parla del passato in effetti si sta parlando delle radici dell’oggi. Permettetemi un aneddoto personale. Quando avevo quindici anni e frequentavo la Prima Liceo Classico ero fermamente convinta che avrei fatto il medico. Le materie scolastiche, nelle quali riuscivo con facilita’, non mi interessavano affatto. Studiavo perche’ dovevo. Fu in quell’anno che incontrai un docente, non particolarmente colto, di certo non un erudito, che tuttavia, senza drammi o patemi, riusci’ a comunicare almeno ad alcuni di noi un elemento assolutamente indispensabile nell’ottica del discorso che sto facendo: la passione. Ci parlava di Plauto, o di Dante, o di Boccaccio, con un’ invidiabile naturalezza e ci comunicava fra le righe la precisa sensazione che non si stesse parlando solo di Plauto, o Dante, o Boccaccio ma che, in realta’, quelle parole, quei testi, quegli autori riguardassero proprio noi e la nostra vita di adolescenti un po’ imbranati, di certo molto ignoranti, abbastanza confusi. Lo ripeto: ero brava a scuola, in modo quasi distratto. Ma da quel momento studiare non fu piu’ uno spiacevole fastidio da togliersi di torno il prima possibile per poter poi dedicarsi ad altro (altre letture, altre passioni, altri interessi). Studiare divento’ una modalita’ di rispecchiamento. Negli argomenti che affrontavo trovavo il riflesso della mia vita e dei miei problemi. E, per inciso, mi sono dimenticata della medicina.

Cosa dice Platone? Che la filosofia (amore per la sapienza) si identifica con Eros. Ecco, anche noi docenti dovremmo recuperare questa dimensione passionale del nostro mestiere. Dovremmo essere meno burocratici (le verifiche! il programma!) e lasciar trasparire di piu’ (senza, naturalmente, deflettere dal rigore metodologico) il nostro entusiasmo per cio’ che insegniamo.


Anch’ io, nascondendomi timidamente come Ila, aspetto reazioni.



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Poesia cortese (Est…

Poesia cortese


(Estratto da R. Ceserani – L. De Federicis Il materiale e l’immaginario – edizione grigia – vol 1/2 Loescher, pagg.200 -201)


Che cosa si trasmette dalle letterature d’oc e d’oïl alla successiva letteratura europea


a) Un repertorio di immagini – La materia carolingia, la materia arturiana, la leggenda di Tristano costituirono un serbatoio di vicende, di tematiche, di personaggi che entrarono nell’immaginazione collettiva e che, variamente trasformati, alimentarono la tradizione narrativa, a livello dotto e popolareggiante. Anche una parte della materia classica e’ stata  trasmessa (ridotta a repertorio) attraverso l’elaborazione di Francia. Vedi questo link relativo al debito di Dante nei confronti di questa eredita’.


Alcuni modi di raccontare – Si definirono due modi: il modo “romanzesco”, realizzato in narrazioni lunghe, incentrate sulla vicenda e sulle prove individuali di uno o piu’ personaggi (la aventure, la queste); il modo “realistico”, rappresentato da racconti brevi, di genere cortese o comico (i lai, i fabliaux), da cui nascera’ la novella in prosa.


Una gerarchia stilistica – La nozione di stile (registro linguistico diverso, piu’ o meno elevato, a seconda della materia trattata) ricavata dagli autori latini si trasmise anche ai testi in volgare. Si delineo’ una distinzione fra lo stile “alto”, generalmente riservato a situazioni e personaggi nobili, e lo stile “basso”, per le opere in cui i personaggi fossero non-nobili oppure la materia cortese fosse parodiata. La corrispondenza fra materia e linguaggio, tuttavia, non fu rigida


Alcuni tipi di testo poetico – Si definirono, in particolare, il tipo del componimento poetico breve, incentrato sul sentimento per lo piu’ amoroso, e il tipo del poema enciclopedico ampio che e’ versificazione di dottrina e ha un impianto allegorico e didattico.


Un tema privilegiato, l’amore – Trovatori e narratori cortesi delimitarono, con le teorie d’amore, il terreno su cui per secoli si sviluppo’ buona parte della letteratura occidentale. Fissarono un codice letterario (una scelta di situazioni sentimentali e di linguaggio adatto a descriverle) e un insieme di modelli anche di comportamento per un pubblico socialmente elevato. Quel che piu’ conta e’ che:



  • l’amore divenne il tema unico, attraverso il quale esprimere anche altro (valori sociali, aspirazioni individuali e collettive, conflitti morali, ecc.)

  • cio’ fu reso possibile dal rifiuto di una concezione della poesia come espressione diretta di un sentimento;

  • l’esperienza erotica fu astratta dalla realta’ e si trasformo’, nella lirica dotta, in oggetto stilizzato di rappresentazione.

Per una sintetica trattazione della poesia cortese in Italia dalla Scuola Siciliana fino al Dolce Stil Novo seguite questo link e cliccate sui seguenti argomenti: La lirica d’arte in Italia e Il tema d’amore nella poesia medievale.

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Polemiche (3) Ma no…

Polemiche (3)


Ma non e’ giusto attaccarvi senza assumermi, almeno in parte, il mio carico di responsabilita’: non tanto come singolo insegnante ma come membro dell’ Istituzione Scuola. Se le cose stanno cosi’ (e posso assicurarvi che il problema non e’ solo vostro, ma e’ molto diffuso), se davvero e’ cosi’ difficile scuotervi da questa sorta di passivita’ intellettuale che ho cercato di delineare, stigmatizzandola, nei post precedenti, la colpa ( se di colpa si deve parlare) e’ anche di un contesto scolastico che riflette, in piccolo, i mali da cui e’ afflitta la nostra societa’:  la mediocrita’, il conformismo, il comodo adagiarsi sui luoghi comuni, la mancanza di autentica creativita’ e di critica, il formalismo privo di sostanza, la tendenza all’approssimazione, la superficialita’, l’incultura e l’ignoranza dilaganti. In queste condizioni svolgere dignitosamente un programma, incasellare in fila tante belle interrogazioni e verifiche, pretendere la ripetizione meccanica dei contenuti secondo lo schema canonico “spiegazione – compito – interrogazione” e’ rassicurante. A me non basta, e’ dalla terza che ve lo ripeto. Io voglio la passione, non mi basta la diligenza. E’ chiaro che se  qualche studente proprio non sopporta la letteratura italiana mica posso fargliela digerire a forza: vorra’ dire che mi accontentero’ di quel che onestamente potra’ darmi. E saremo amici lo stesso, ci mancherebbe. Ma io so che molti di voi vorrebbero risultati migliori, vorrebbero essere valutati diversamente. Riflettete su questo: qual e’ la differenza fra un secchione e uno che davvero ha capito a cosa dovrebbe servire la scuola? La passione, la motivazione rispetto a quello che si fa.  L’Esame (notate la maiuscola, per favore), a questo punto, non e’ solo un’occasione per prendere mezzo voto in piu’ rispetto al compagno di banco. L’Esame e’ un banco di prova, una sfida in primo luogo verso voi stessi.


Ricordate il “multimedia” che abbiamo realizzato l’anno scorso? Recuperatelo. Andate a leggere le sezioni dedicate a Bachtin, ai romanzi picareschi, a Cervantes, a Rabelais. Non e’ un obbligo, intendiamoci. Ma attualmente stiamo parlando di “romanzo” nell’Ottocento e oltre. Cercate di capire che tutto si tiene. Che non c’e’ conoscenza che vada perduta. Che e’ necessario procedere per sintesi, confronti, collegamenti. E che per fare questo e’ necessario uscire dal vicolo angusto delle nozioncine alla Bignami e delle conoscenze piccole piccole e sclerotiche. ne riparliamo in classe.

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