Questione di metodo

Scuriosando nel vecchio blog, ho ripescato questo post, in verità un po’ lunghetto, sull’utilità delle interrogazioni, sul metodo di studio, sull’atteggiamento più opportuno che tutti, docenti e alunni, dovrebbero tenere in classe. Gli alunni di allora sono ormai altrove, ma quelli di oggi forse hanno ancora bisogno di certi suggerimenti. E dunque, riporto quell’antico scritto qui, con qualche variazione. Magari può sempre essere utile

Leggi l’articolo completo

Lascia un commento

Archiviato sotto Didattica, Giovani, Senza Categoria

Alessandro Magno

Alessandro Magno è una di quei personaggi in qualche modo “sovrumani” che, oltre ad aver profondamente influenzato la storia a loro contemporanea, hanno continuato, nel corso dei secoli, ad esercitare un fascino indiscusso sull’immaginario collettivo, fino ad oggi. In effetti, se digitiamo “Alessandro Magno” (o, meglio ancora, “Alexander the Great”, perché, piaccia o meno, l’inglese è la lingua franca di Internet) su Google si ottiene qualcosa come 31.100.000 risultati. Ma, naturalmente, anche in questo caso bisogna sapere cosa e come cercare. In questo caso mi sono concentrata sulle tracce che Alessandro Magno ha lasciato sull’attuale cultura popolare.

Leggi l’articolo completo

Lascia un commento

Archiviato sotto Storia

Riprendono le trasmissioni di Fuori di Classe. Come ricorderà, forse, qualcuno, si tratta del tentativo di utilizzare le dinamiche sociali del web per migliorare, modificare, condividere il quotidiano lavoro in classe. 

La Rete è ormai parte integrante dell'esperienza dei ragazzi, nei suoi aspetti di condivisione e socializzazione: per questo stesso motivo è ormai entrata anche nell'orizzonte delle pratiche di studio. Si tratta, fra l'altro, di un serbatoio di informazioni, buone pratiche, conoscenze, fra le quali, tuttavia, non sempre è semplice orientarsi e che, comunque, necessita di un'integrazione costruttiva con altre forme, più tradizionali, di apprendimento. Si tratta, in poche parole, di favorire l'incontro fra il mondo dei cosiddetti "nativi digitali", con i loro nuovi stili cognitivi, e quello degli adulti, "immigrati digitali", che arrivano sulla Rete con il loro bagaglio di esperienze e cultura acquisito altrove, in altri tempi e con altri strumenti. 

Non solo un'insegnante con le sue classi, dunque, ma "questa" insegnante, "queste" classi", insieme a tutti coloro che vorranno partecipare e condividere questa esperienza: altri docenti, altri studenti, magari geograficamente lontani, ma che comunque sono disposti a condividere un orizzonte comune di conoscenza e apprendimento.

Per ottenere questo scopo non basta più solo un blog didattico o un sito tradizionale. Gli strumenti sociali, i network di condivisione, consentono un'interazione più immediata e diretta (e, soprattutto, tecnicamente semplice): da Twitter a FriendFeed, passando per Anobii, YouTube, le varie applicazioni di Google e, naturalmente, Facebook. L'antico esperimento iniziato con "Fuori di Classe" e momentaneamente sospeso nel 2008 riprende ora, con uno slancio diverso: ma lo scopo è sempre uno, quello di disseminare sapere e di incoraggiare un uso attivo e critico della Rete e delle sue potenzialità.

Avremo quindi:

un gruppo su Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=109504992447387
un account su twitter (da perfezionare, datemi tempo!): http://twitter.com/fuoridiclasse

e, soprattutto, traslochiamo, per utilizzare le funzionalità offerte da wordpress e, soprattutto, per marcare l'inizio di una nuova storia.

il nuovo indirizzo è questo:

http://fuoridiclasse.wordpress.com/ 

Lascia un commento

Archiviato sotto Uncategorized

L’inizio di una nuova storia

Riprendono le trasmissioni di Fuori di Classe. Come ricorderà, forse, qualcuno, si tratta del tentativo di utilizzare le dinamiche sociali del web per migliorare, modificare, condividere il quotidiano lavoro in classe.

La Rete è ormai parte integrante dell’esperienza dei ragazzi, nei suoi aspetti di condivisione e socializzazione: per questo stesso motivo è ormai entrata anche nell’orizzonte delle pratiche di studio. Si tratta, fra l’altro, di un serbatoio di informazioni, buone pratiche, conoscenze, fra le quali, tuttavia, non sempre è semplice orientarsi e che, comunque, necessita di un’integrazione costruttiva con altre forme, più tradizionali, di apprendimento. Si tratta, in poche parole, di favorire l’incontro fra il mondo dei cosiddetti “nativi digitali”, con i loro nuovi stili cognitivi, e quello degli adulti, “immigrati digitali”, che arrivano sulla Rete con il loro bagaglio di esperienze e cultura acquisito altrove, in altri tempi e con altri strumenti.

Non solo un’insegnante con le sue classi, dunque, ma “questa” insegnante, “queste” classi”, insieme a tutti coloro che vorranno partecipare e condividere questa esperienza: altri docenti, altri studenti, magari geograficamente lontani, ma che comunque sono disposti a condividere un orizzonte comune di conoscenza e apprendimento.

Per ottenere questo scopo non basta più solo un blog didattico o un sito tradizionale. Gli strumenti sociali, i network di condivisione, consentono un’interazione più immediata e diretta (e, soprattutto, tecnicamente semplice): da Twitter a FriendFeed, passando per Anobii, YouTube, le varie applicazioni di Google e, naturalmente, Facebook. L’antico esperimento iniziato con “Fuori di Classe” e momentaneamente sospeso nel 2008 riprende ora, con uno slancio diverso: ma lo scopo è sempre uno, quello di disseminare sapere e di incoraggiare un uso attivo e critico della Rete e delle sue potenzialità.

Avremo quindi:

un gruppo su Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=109504992447387
un account su twitter (da perfezionare, datemi tempo!): http://twitter.com/fuoridiclasse

e, soprattutto, abbiamo trasclocato, per utilizzare le funzionalità offerte da wordpress e, soprattutto, per marcare l’inizio di una nuova storia.

Tuttavia il vecchio blog resta aperto: con i suoi video, il suo materiale, le sue discussioni, i suoi momenti “ludici”. Per chi volesse vedere come tutto è cominciato l’indirizzo è : http://fuoridiclasse.splinder.com

Stay tuned!

4 commenti

Archiviato sotto Didattica

Perché il Liceo
(Intervista al prof. Remo Bodei sul ruolo e l’importanza dell’istruzione liceale)

http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=-1811036515411436756&hl=it&fs=true

Lascia un commento

Archiviato sotto Uncategorized

I Tagli alla Scuola Pubblica

In queste settimane, nell’indifferenza pressoché generale  e nella quasi totale inconsapevolezza della maggioranza dei cittadini, è in atto una vera e propria macelleria educativa, ovviamente con il pretesto della necessaria razionalizzazione del sistema dell’istruzione nel nostro Paese e sulla base di statistiche abbondantemente taroccate.

Nel frattempo, il Ministro Gelmini appare quotidianamente in televisione, sponsorizzando le più svariate iniziative di immagine, dall’introduzione della divisa scolastica come "segno forte di appartenenza" (appartenenza a cosa? A scuole che vengono sistematicamente smembrate dai burocrati degli Uffici Scolastici?) alla proposta di settimana corta, passando attraverso il sette in condotta e la musica di Gaber, del quale evidentemente il Ministro è fan,  indicata come argomento di studio e approfondimento. Senza far mancare un chiacchiericcio fastidiosamente demagogico sulla presunta valorizzazione del merito.

Intanto, classi intere vengono fatte scomparire con un tocco di bacchetta magica, le cattedre svaniscono nel nulla, un po’ ovunque la continuità didattica viene tranquillamente scavalcata. Fra accorpamenti e cancellazioni, che interessano anche  classi intermedie e terminali, i ragazzi sono costretti a modificare il loro piano di studi, a trasferirsi in istituti talvolta significativamente distanti dalla città di appartenenza, ad affrontare spese,  incertezze e improvvisi mutamenti di rotta. Nel caso della mia scuola, i tagli previsti mettono fortemente in discussione la sopravvivenza stessa del Liceo Classico (in una Città di trentaquattromila abitanti, non in uno sperduto paesino di montagna!) e ridimensionano drammaticamente le possibilità di sviluppo e di qualificazione della sezione scientifica.

Ma non è della situazione specifica che voglio parlare, perché la questione non riguarda solo il Liceo di Piombino o la nostra Provincia. In realtà mentre l’informazione si trastulla con le dichiarazioni sempre un po’ populiste del politicante di turno, i cittadini (che siano professori, studenti o genitori) sono costretti a subire le conseguenze di scelte miopi, che ragionano solo in termini brutalmente economici, senza considerare affatto la specificità delle singole situazioni, le aspettative dell’utenza, gli impegni già assunti dalle Istituzioni Scolastiche e, soprattutto, il tanto decantato merito e la sempre esaltata (a parole) “qualità del servizio”. Non parliamo poi del diritto allo studio e della lotta all’abbandono scolastico, formulette vuote, buone giusto per  pessime esercitazioni retoriche alle quali non crede più nessuno.

Questa è la situazione. Sarebbe auspicabile che ad essa venisse dato giusto risalto, confinando ai margini le discussioni balneari sul look degli studenti, utili evidentemente a gettare fumo negli occhi e a distogliere l’attenzione dei cittadini dal sistematico e perverso impoverimento della scuola pubblica nel nostro Paese.

3 commenti

Archiviato sotto Uncategorized

I Licei di Piombino si presentano

Tempo di preiscrizioni per i ragazzi delle scuole medie. I licei di Piombino, nelle loro articolazioni classica e scientifica, si presentano con questo video

http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-1920846648791218911&hl=it

3 commenti

Archiviato sotto Uncategorized

Il punto sulle tecnologie didattiche

L’estate sta finendo … e "Fuoridiclasse" riprende volenterosamente le trasmissioni. Cominciamo a pensare a nuove idee, nuove sfide, nuove sperimentazioni perché una didattica davvero "fuori di classe" possa davvero realizzarsi.

E cominciamo con segnalare …

… un’interessante e necessaria iniziativa per fare il punto sull’utilizzo delle tecnologie didattiche nella scuola italiana. Se ne parla molto (ricordate le tre I del programma Berlusconi?), e sicuramente molto è stato fatto: ma con quale consapevolezza? quali sono stati i risultati? quali le prospettive di sviluppo? quale la reale utilità? Riprendiamo e diffondiamo la proposta di Gianni Marconato

PROCESSO ALLE TECNOLOGIE DIDATTICHE

Riusciranno i nostri baldi a tenerlo nella primavera 2008? Tutto dipende dai riscontri e dalle adesioni.

Dopo lunga ibernazione (tutto era iniziato allo Zenacamp) , è partito il "processo alle tecnologie didattiche" con l’avvio dell’istruttoria.

E’ stato attivato un wiki per raccogliere elementi utili al "processo" : prove a sostegno delle tesi dell’accusa e della difesa; testimoni e testimonianze, candidature per i diversi ruoli e per ospitare l’evento.

Un piccolo gruppo bipartisan di "promotori" a garanzia della neutralità dell’istruttoria e della corte. Adesioni al gruppo dei promotori (chi si impegna attivamente a promuovere e costruire l’iniziativa) ancora aperte fino a metà settembre.

Sono benvenuti anche "semplici" contributi nella giornata del "processo" (tutti potranno intervenire, purchè segnalati) e spettatori (il processo, come nelle migliori tradizioni democratiche, si terrà a porte aperte ….).

Attendiamo vostri contributi nel wiki (password per editare le pagine nella sidebar del wiki).

Rilanciate l’iniziativa nei vostri blog.

Fatevi, comunque, vivi. Si cerca il collegio giudicante, PM, avvocati, testimoni ….

A fine ottobre definiremo i dettagli logistici ed organizzativi dell’evento. Si tratterà certamente di un Barcamp tematico.

Saremo presenti al Ghirada Barcamp.


4 commenti

Archiviato sotto Uncategorized

Dante ha veramente visto Dio?

Naturalmente è possibile affrontare Dante con piglio "à la Benigni", condendolo di riferimenti  e allusioni satiriche all’attualità. La persistenza del classico si misura anche sulla base della sua capacità di rapportarsi al presente dei lettori, di parlare alla loro concreta esperienza, di piegarsi a dire "altro", in una sorta di sorprendente capacità metamorfica e proteiforme.

D’altra parte compito della scuola non dovrebbe essere quello di affinare la capacità interpretativa e preparare al confronto con la verità del testo, per irraggiungibile che essa sia (filologicamente parlando, in fondo, la verità del testo è sempre un concetto limite, un’ipotesi di lavoro, un orizzonte che sfugge man mano che si tenta di avvicinarlo)? Il che non significa che sia legittimo trasformare, per dire, I Promessi Sposi in un film western (almeno non in un contesto critico!) o ritenere illuminante per l’esegesi di Dante l’assimilazione di quest’ultimo ad alter ego del Roberto nazionale.

Che cosa pensi dell’iniziativa presa dal Ministero della P.I. di gratificare tutte le scuole del regno della performance di Benigni in dvd, l’ho già lasciato intendere qui. Noialtri, che siamo più seri del Ministro e non facciamo confusione fra approfondimento critico e intrattenimento (senza peraltro svalutare quest’ultimo ma collocandolo nel suo giusto contesto di appartenenza: il che, tutto sommato, gli rende un  servizio migliore), proponiamo in questa sede il video di una conferenza che si è tenuta il 2 maggio 2007 presso il nostro Liceo nell’ambito dell’iniziativa "Incontri con il Classico". La conferenza si intitola "Dante ha veramente visto Dio?", il relatore è il prof. Mirko Tavoni del Dipartimento di Italianistica dell’ Università di Pisa, introduce la sottoscritta. Di certo non si tratta di una robetta leggera, ma personalmente credo di essermi divertita molto di più riflettendo sulle prospettive  interpretative proposte da Tavoni che sulle boutade di Benigni: ma ognuno ha le sue fissazioni, naturalmente!

La ragione per la quale ho pubblicato su questo sito il video si lega alle motivazioni che ispirano "Fuoridiclasse": il desiderio di rendere disponibili le discussioni, le esperienze, le lezioni tenute in classe e i  relativi materiali sia ai miei studenti sia a chiunque sia interessato e desideri, attraverso gli strumenti resi disponibili dal Web, ampliare le sue e le nostre conoscenze.

P.S. la qualità del video non è delle migliori, e me ne scuso, ma purtroppo abbiamo avuto delle difficoltà tecniche che ho cercato di risolvere come meglio potevo.

http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-1584902380325939500&hl=it

1 commento

Archiviato sotto Uncategorized

La problematica attualizzazione del mito

In questo post, i lettori di Fuori di Classe troveranno il video della parte introduttiva della conferenza del dott. Andrea Taddei (Università di Pisa – Dipartimento di Filologia Classica) sulla "Medea" di Euripide, conferenza che si è tenuta il 9 marzo scorso nell’ambito del progetto "Incontri con il Classico  2007 – La trasgressione". D’accordo con il dott. Taddei, abbiamo deciso di circoscrivere la discussione su questo spazio al tema del rapporto problematico che il presente intrattiene con il mito antico e con la sua possibile attualizzazione. L’intervento del dott. Taddei prende spunto, fra l’altro, dallo spettacolo teatrale AedeMedea liberamente ispirato a Medea (Seneca), Medea (Grillparzer), Medea-black (Michel Azama), Stanza 411 (Simona Vinci) rappresentato dal gruppo teatrala FOB presso il Castello di Piombino il giorno successivo alla conferenza.

Al video segue un mio commento che, spero, possa servire da avvio al dibattito sulla questione. A breve verranno pubblicati su Fuori di Classe i video relativi alle successive conferenze.

 

 

http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=-2592504718291197032&hl=it

 

Ho riflettuto a lungo in queste settimane su questa introduzione di Andrea Taddei alla sua bella disamina della Medea di Euripide. Se da un lato mi sembrava ineccepibile insistere sulla necessità di ricostruire con esattezza le coordinate culturali in cui un dato mito si iscrive, evitando attualizzazioni che ne snaturano, di fatto, il (presumibile) significato originario, dall’altro anch’io sentivo che qualcosa non tornava. La Medea di Euripide, è ovvio, non è la Medea di Seneca, non è quella di Grillparzer, non è quella di Pasolini, non è quella di Christa Wolf. Ma chi è, davvero, Medea? Un mito vive delle sue riscritture. Il mito antico non ha cessato di parlare quando, secondo Plutarco, fu annunciato “Il grande Pan è morto”, ma ha continuato a riprodursi metamorficamente in innumeri versioni diverse, coniugandosi variamente con le esigenze e le caratteristiche dei contesti nei quali, in un modo o nell’altro, il mondo antico ha agito come modello. D’altra parte, la Medea di Euripide continua ad essere tradotta, letta, rappresentata. Per chi? Certo per un pubblico ben diverso da quello del 431 a.C.. E con quale scopo? Perché, in un modo o nell’altro, a volte anche un po’ a caso, si continua a pescare nell’inesauribile serbatoio del passato?
 
Ho cercato una soluzione a questi dubbi, nella consapevolezza che qualsiasi tentativo di risposta sarebbe stato fatalmente condizionato dal mio mestiere di insegnante liceale e dalle domande dei ragazzi.  Perché studiare il latino o il greco? Che cosa importa, oggi,  sapere quello che scrivevano o pensavano uomini così distanti da noi nello spazio e nel tempo? Il problema, cruciale dal punto di vista metodologico, è questo: se circoscrivo il mio insegnamento al rispetto del dato filologico, sia pure corretto dai risultati dell’antropologia storica, creo inevitabilmente una distanza in apparenza incolmabile; se mi avventuro nel gioco delle interpretazioni attualizzanti, rischio di far dire ai testi quello che in realtà non dicono, finendo per sostituire a quella del passato la voce, spesso non attendibile e sicuramente più approssimativa, del presente.
 
Allora bisogna procedere sul filo del rasoio. Insistere sull’inespugnabile alterità dei testi antichi, lasciando tuttavia che questa alterità ci provochi qui e ora. Procedere in termini di confronto, critico e creativo, e non di bieco appiattimento del passato sul presente: ma nemmeno di gelosa erudizione antiquaria.
La Medea euripidea che leggiamo oggi non può essere, nonostante l’apparente identità, la stessa che vedevano rappresentata gli Ateniesi del V secolo: semplicemente perché noi non siamo loro.Ma allora perché continuiamo a trovare in quel testo, in quelle parole, in quelle immagini, spunti che sembrano rivolgersi proprio a noi? Che cosa determina la vitalità di un testo così antico? Io credo che, se è corretto cercare di ricostruire, nei limiti del possibile, il significato originario di una determinata esperienza estetica nel contesto della sua cultura di appartenenza, non sia possibile dimenticare che quella stessa esperienza ha continuato a parlare, con accenti simili ma pur sempre diversi, nel corso del tempo. Occorre restituirla alla sua storia, ovvero alla storia della sua ricezione e della sua fortuna, alla quale va attribuita una nuova centralità. Ragionare in termini di rapporto e di comparazione, insomma.
 

Mi rendo conto che in questo modo, da perfetta (quasi) profana, metto insieme, di fatto due approcci metodologici diversi: l’antropologia storica da un lato e la letteratura comparata dall’altra. Diversi ma, ovviamente, non incompatibili, casomai complementari, specialmente in una prospettiva didattica rapportata alla realtà liceale (che, naturalmente, è quella che mi interessa di più).

6 commenti

Archiviato sotto Uncategorized